Venerdì 9 Dicembre 2022

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Anche 10 bambini nella tendopoli

anche 10 bambini tendopoliNel centro di accoglienza 31 siriani in fuga dalla guerra. Hanno trascorso 6 giorni in mare prima dello sbarco in Sicilia

Fuggono dalla guerra. Sono sette nuclei familiari siriani quelli giunti nella notte tra venerdì e sabato a Palmanova al punto di prima accoglienza per richiedenti asilo, allestito dalla Croce Rossa nei pressi dell’ospedale civile della città stellata. Sono in trentuno, di cui dieci bambini, in età da scuola dell’infanzia o primaria. Soltanto un paio i più grandicelli e una persona di mezza età, gli altri sono giovani genitori. Sono stati sei giorni in mare, prima di approdare sulle coste siciliane. Tra i profughi anche una donna in gravidanza, al quarto-quinto mese. In Sicilia si sono fermati uno o due giorni. Neppure loro lo sanno raccontare con precisione, perché, provati dall’esperienza del viaggio, hanno perso un po’ le coordinate temporali delle ultime ore.

Poi un aereo li ha portati a Ronchi dei Legionari e infine a Palmanova dove si fermeranno un paio di giorni. «Nel pomeriggio di lunedì – ha raccontato ieri il delegato di Area 1 (quella che si occupa degli aspetti sanitari) del Comitato Cri di Palmanova, Denis Raimondi - partiranno verso le loro temporanee destinazioni: sette saranno accolti a San Vito al Torre e gli altri partiranno alla volta di Nimis. Hanno chiesto asilo all’Italia, ma sembra che la loro intenzione sia quella poi di lasciare il nostro Paese. Parlano di Belgio, Olanda, Svizzera, un paio di loro anche Germania». Sono arrivati al campo di Palmanova attorno all’una della notte tra venerdì e sabato. Sono stati accolti dai volontari della Croce Rossa di Palmanova che hanno dato loro alcune istruzioni e informazioni in inglese e un saluto in arabo tramite un volontario della città stellata che conosce alcune parole in tale lingua. «E’ stato – racconta una volontaria - un momento molto toccante perché, quando hanno sentito il saluto nella loro lingua, diversi si sono sciolti in lacrime». Sono stati quindi accompagnati nella tenda dormitorio per trascorrere la notte. Erano molto stanchi, specialmente i bambini più piccoli. La mattina di ieri è iniziata presto per alcuni di loro. Le donne infatti hanno voluto fare il bucato e hanno steso al sole i panni lavati. Poi il momento dell’igiene personale e della colazione. Il programma della loro permanenza nel punto di prima accoglienza di Palmanova ha previsto lo svolgimento dei controlli sanitari nella mattinata, attività di accoglienza nel pomeriggio e, probabilmente, nella mattinata di oggi, prima della loro partenza alla volta delle strutture che li ospiteranno. Oltre al personale medico, messo a disposizione dall’Ass 5 Bassa Friulana e coordinato dal Luciano Strizzolo, al personale infermieristico e ai volontari della Croce Rossa, al campo sono presenti una psicologa della Cri e due mediatori culturali del Cesi, il cui compito è quello di supportare i profughi e facilitare la comunicazione con i volontari.

«Si tratta di persone – racconta Michela Gabas, psicologa volontaria nella Croce Rossa - che hanno un buon livello culturale. Parlano l’arabo e l’inglese. In Siria alcuni lavoravano o studiavano e hanno intrapreso questo viaggio, assieme ai propri familiari, per allontanarsi dalla guerra e costruirsi altrove un futuro migliore. Hanno chiesto asilo all’Italia, anche se i loro progetti sembrano essere quelli di raggiungere altri paesi come Belgio, Olanda, Svizzera o Germania». La psicologa spiega che, in queste prime ore, le persone accolte si sono mostrate disponibili e collaborative: «I bambini non parlano inglese, ma i genitori hanno insegnato loro una parola: Thank you. Le donne hanno voluto fare il bucato. Abbiamo detto loro che non occorreva lavare le lenzuola perché avevamo pronto il cambio, ma hanno insistito. Una serie di piccoli gesti testimoniano la voglia di collaborare e di dare una mano: dal fatto di togliersi le scarpe prima di entrare nelle tende, allo sparecchiare le tavole, al modo di rapportarsi con i volontari». Il compito di psicologi e mediatori culturali è quello di facilitare la comunicazione con medici e gli infermieri al momento dello screening e quello di supportare i migranti in questa fase della loro presenza in Europa. «Per gli adulti quindi – prosegue la psicologa Gabas della Cri - è prevista un’attività di ascolto. Per i bambini abbiamo pensato anche ad alcune semplici attività di gioco e animazione. Insomma palloni, pennarelli e matite sono pronti». I volontari Cri erano preparati anche a tener conto di eventuali necessità alimentari legate alla religione, ma non è stato necessario.

Monica del Mondo

Fonte: www.messaggeroveneto.it


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